Una, nessuna e centomila: la Storia delle Malvasie - Sofia Pierobon

Come tante altre parole del nostro vocabolario quotidiano, dobbiamo l’eredità della Malvasia al mondo greco del Peloponneso: il termine Malvasia viene da “Monemvasìa” (in greco “porto a una sola entrata”), città-roccaforte militare costruita con un solo accesso dal porto a difesa dagli attacchi dei Normanni del VI secolo.

Nei terreni circostanti il mare si produceva un vino dolce, da uve bianche lasciate appassire; grazie all’arrivo di veneziani e genovesi, che usavano il porto come scalo nevralgico per i commerci, verrà diffuso in tutto le tavole di allora. Inizia così il successo mondiale di questi vini dolci come nettari, così diversi da quelli latini scuri e asprigni a cui i palati erano abituati.

La prima fonte certa la abbiamo nel 1214 a Costantinopoli, quando la Malvasia viene menzionata tra i vini di corte da Nicolaos Mesaritis, l’allora vescovo di Efeso. Dal 1419 il porto di Monemvasìa diventa ufficialmente parte dei possedimenti della Repubblica di Venezia, e il nome della Malvasia diventa il più famoso d’Europa. Per avere un’idea della sua popolarità, pensiamo che persino Shakespeare lo inserì nella sua opera “Riccardo III”, facendo uccidere Giorgio Plantageneto (fratello del re Edoardo IV) da un sicario che lo affoga in una botte di malvasia (“I’ll drown you in the malmsey-butt-within”. Atto I, scena IV).

I bàcari veneziani, in cui la malvasia era il vino più venduto, per sineddoche diventano “le malvasie”: famosa, a due passi da S.Marco, è la Calle de la Malvasia, vecchio luogo di aperitivi a cielo aperto. Addirittura, in quella che fu una sorta di campagna marketing ante litteram, numerosi nuovi vitigni vennero chiamati “malvasia” per riecheggiare il nome di un vino di pregio, già presente nell’immaginario di tutti.

Dopo secoli di dominio veneziano e di turbolenze politiche, Monemvasìa capitola e viene annessa all’Impero Turco. I Veneziani, che ci vedono sempre lungo, vistiti cessare i proficui commerci si rimboccano le maniche e piantano le barbatelle di Malvasia ovunque possibile: a Creta (Candia in latino: da qui il nome di una delle varietà più conosciute), a Rodi, e lungo tutta la nostra penisola. Dalla Puglia, alla Sardegna, fino all’Emilia, non c’è un solo luogo in cui la Malvasia non attecchisca al terreno dando un’ottima resa. Le varietà attualmente coltivabili in Italia sono 19, tra bacca rossa e bianca; come già detto, non tutte sono geneticamente parenti di quelle famose barbatelle sgraffignate in Grecia, ma furono così chiamate per un motivo puramente commerciale.

Le varietà più diffuse a bacca bianca sono la Malvasia Bianca, la Malvasia Bianca di Candia Aromatica (diffusissima in Emilia), la Malvasia Toscana (usata in blend con il Trebbiano per produrre il Vin Santo), la Malvasia Laziale o Puntinata, la Malvasia Istriana (memoria della dominazione veneziana), la Malvasia delle Lipari e la Malvasia di Sardegna, portata in quei luoghi dai Bizantini.

Le Malvasie a bacca nera più diffuse sono invece le salentine (Brindisi, Lecce) e quelle della zona di Asti. Le uve delle malvasie, seppur con differenze, si riconoscono per essere intense e aromatiche, dal sapore molto dolce.

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