Èsteka

Il progetto Èsteka nasce dall’idea di raccontare storie vere che sembrano favole. Report giornalistici e recensioni che sfociano in allegorie e nei miti della nostra infanzia, che questa volta hanno come protagonisti gli eroi di oggi. Produttori, contadini, allevatori e visionari che fanno il mestiere più nobile e antico del mondo: lavorare la terra con le proprie mani. Voci di quei prodotti che hanno fatto innamorare il mondo intero del Made in Italy e rendono così bello il nostro Paese.
Storie di persone e cose profondamente in armonia, ritte sui propri piedi, conficcate nella loro essenza.

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Èsteka (Έστηκα) è il perfetto del verbo greco ìstemi (ίστημι).
Ìstemi è un verbo transitivo, che significa «mettere», «piantare», a volte «costruire». Una delle bellezze del greco antico è che i verbi in alcuni tempi (e il perfetto è uno di questi) divengono anche intransitivi, assumendo significati nuovi e più “radicali”. Èsteka vuol dire «sto», «sto in piedi», «sono saldamente conficcato nel terreno». Una parola che sembra uno specchio di rigidità e poca flessibilità.

In realtà, esprime una profonda accettazione del proprio stato, in cui una cosa è perfettamente consapevole e centrata in sé stessa. Èsteka è la parola degli alberi secolari, così radicati nel proprio luogo da divenire gli architravi della Terra; delle pietre e dei monoliti, custodi senza tempo e cardini del mondo.

È il verbo reso celebre dalla bocca della Clitemnestra (moglie di Agamennone e madre di Oreste) descritta da Eschilo nella scena in cui, vendicatasi del marito, pronuncia «έστηκα δ’ ενθ’ επαις ‘ επ’ εξειργασμενοις». Sto qui, dove ho colpito, ad opera conclusa. Per la prima volta, una donna dimostrava di essere ben salda con il corpo sopra le sue azioni, frutto di un’intenzione lucida e desiderata. Ritta sulla soglia di casa (zona proibita), né dentro né fuori, ieratica e inamovibile come una statua. Terribilmente affascinante nel suo essere un tutt’uno in equilibrio tra i suoi pensieri e le sue azioni.