LO STRABISMO DI VENERE

LO STRABISMO DI VENERE

Oggi vi racconto passo per passo il Cerasuolo d’Abruzzo “Le Cince” 2017 della cantina De Fermo, degustato in data 11 novembre 2018.

È un Montepulciano d’Abruzzo vinificato rosato in purezza (100% unico vitigno) ed è un prodotto da agricoltura biodinamica. Ciò significa solo lieviti indigeni, fermentazione spontanea (in botti di rovere da 15 ettolitri l’una) e nessun controllo delle temperature. Il prodotto finale viene ripulito solo con travasi fino all’imbottigliamento, mai filtrato.

 

È un vino a metà strada, che mi piace chiamare affettuosamente “strabico”. Un po’ come la Venere del Botticelli, guarda in due direzioni: ha la bella acidità di un bianco e una struttura che ricorda un rosso di medio corpo. Al bicchiere ha i toni di un acquerello fatto di intensi chiaroscuri, che si aprono con una screziatura aranciata e convergono in quel profondo rosa ramato che ricorda i lunghi capelli della dea dell’amore. Il vino è pulito e trasparente, senza alcun timore di non essere limpido abbastanza.

Al naso è schietto e allo stesso tempo suadente, spoglio di artificiosità. Sentori di fiori e di frutto che non si esauriscono in ridondanze fini a sé stesse, ma che arrivano fino alla bocca con dinamicità; un paesaggio aromatico fatto di vibrazioni di rosa e violetta, note di lamponi e un finale sussurrato di mineralità, che lascia presagire un gusto salubre e deciso.

E infatti, il vino al palato arriva fibroso, quasi salato: a stupire è l’immediatezza gustativa priva di malizia che lascia spiazzati e richiede un secondo, lungo sorso. Scordiamoci i rosati modaioli e un po’ ruffiani che ci impone il trend del momento; il primo bicchiere è passionale, scattoso e pieno di brusca vitalità. Chiede concentrazione e pretende di essere addomesticato. Il suo fascino gustativo non ha nulla a che vedere con rotondità e levigatezza, ma è spigoloso, animato da contrapposizioni. Pur essendo beverino (è pur sempre un rosato), questo vino non ha nulla di semplice. Rimane comunque selvatico e orgoglioso; piacevolmente scorrevole, conclude con una punta amara e olivastra.

Il finale di un vino non si può costruire: pur usando tutti i tecnicismi di cui siamo capaci, quando il vino se n’è andato ciò che resta è la sua verità. Solo quando è stato deglutito inizia il bello, perché mettiamo alla prova la sua capacità di infiltrarsi e mettere radici nel nostro gusto: è questo il momento in cui il vino apre un dialogo con noi e comunica attraverso le sensazioni che permangono anche quando ci ha lasciato.

I vini naturali sono imprevedibili, a volte persino violenti. Questa bottiglia mi ha affascinata fin dalla prima volta che l’ho assaggiata e continua tuttora, ormai presenza fissa nella mia piccola cantina personale. Ogni volta che la stappo penso alla Venere di Botticelli: radiosa e senza veli, con la pelle che sa di sale. Con vini così capiamo immediatamente come lo scarto rispetto alle produzioni industriali sia enorme, e iniziamo a riflettere sulla direzione che dovrebbe intraprendere la grande viticoltura italiana.

Lo trovo azzeccatissimo per questo periodo accompagnato da taglieri, vellutate, risotti di stagione, pesce in cartoccio.

Voi che ne pensate dei vini naturali?
Io sono sempre alla ricerca di nuove chicche, aspetto i vostri suggerimenti qui sotto nei commenti!

***

Cantina De Fermo

Dove trovarlo:

Abruzzowine

Callmewine

Wineyou